Tutela penale dell’ambiente: le novità del decreto attuativo UE
Pubblicato il 21 gennaio 2026
In questo articolo:
- Quadro normativo di riferimento
- La direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente
- Le direttive sostituite e l’evoluzione del diritto europeo
- Finalità e ratio del decreto legislativo
- Rafforzamento della prevenzione e del contrasto ai reati ambientali
- Criminalità ambientale e dimensione transfrontaliera
- Interventi sul Codice penale
- Aggiornamento della disciplina degli eco-delitti
- Inquinamento ambientale e tutela di ecosistemi e habitat
- Nuove fattispecie penali ambientali
- Circostanze aggravanti e nozione di condotta abusiva
- Responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001)
- Estensione dei reati ambientali presupposto
- Adeguamento del sistema sanzionatorio
- Coordinamento istituzionale e strumenti di contrasto
- Il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale
- Cooperazione tra le autorità competenti
- La Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali
- Termini e aggiornamento della Strategia
- Contenuti della Strategia nazionale
- Profili di rischio penale e organizzativo
- Adeguamenti in ambito compliance e modelli 231
- Verso un rafforzamento strutturale della tutela penale dell’ambiente
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Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 20 gennaio 2026, ha approvato, in esame preliminare, lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, relativa alla tutela penale dell’ambiente.
Il provvedimento si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento degli strumenti repressivi a tutela dell’ambiente avviato a livello europeo.
L’intervento normativo è finalizzato a rendere più efficace la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta gravità dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità, degli effetti dei cambiamenti climatici e della crescente dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.
Quadro normativo di riferimento
La direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente
La direttiva (UE) 2024/1203 in parola si inserisce nel percorso di rafforzamento della tutela ambientale avviato dall’Unione europea, con l’obiettivo di armonizzare le legislazioni degli Stati membri in materia di reati ambientali.
La disciplina valorizza il ricorso allo strumento penale quale presidio essenziale per la protezione dell’ambiente, puntando a garantire un livello di tutela elevato e uniforme su tutto il territorio dell’Unione.
In tale prospettiva, la direttiva intende superare le criticità applicative e le disomogeneità emerse nell’attuazione delle precedenti fonti europee, rafforzando l’efficacia della risposta sanzionatoria nei confronti delle condotte lesive dell’ambiente.
Le direttive sostituite e l’evoluzione del diritto europeo
Il nuovo assetto normativo europeo sostituisce la direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente e la direttiva 2009/123/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi.
L’aggiornamento normativo riflette l’evoluzione delle politiche europee in materia di transizione ecologica e la crescente consapevolezza della complessità e della diffusione dei fenomeni di illecito ambientale.
In questo contesto, l’Unione europea riconosce la necessità di strumenti sanzionatori più incisivi e adeguati alle nuove forme di criminalità ambientale, anche in considerazione della loro dimensione transfrontaliera e degli effetti di lungo periodo sugli ecosistemi.
Finalità e ratio del decreto legislativo
Rafforzamento della prevenzione e del contrasto ai reati ambientali
Lo schema di decreto legislativo è finalizzato a rafforzare il sistema penale a tutela dell’ambiente, rendendolo più efficace nel prevenire e reprimere condotte idonee a determinare un pregiudizio significativo alle matrici ambientali.
L’intervento normativo valorizza la funzione deterrente della sanzione penale, in coerenza con l’impostazione della direttiva (UE) 2024/1203, e mira ad assicurare una risposta punitiva adeguata alla gravità delle violazioni, rafforzando il ruolo del diritto penale quale strumento di protezione dell’ambiente.
Criminalità ambientale e dimensione transfrontaliera
Un ulteriore profilo centrale dell’intervento legislativo riguarda la considerazione della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.
Il decreto si colloca in un contesto in cui le condotte illecite superano frequentemente i confini nazionali, rendendo necessario il ricorso a strumenti di cooperazione e coordinamento più efficaci tra le autorità competenti, sia a livello nazionale sia europeo, al fine di garantire un contrasto tempestivo e coerente ai reati ambientali.
Interventi sul Codice penale
Aggiornamento della disciplina degli eco-delitti
Lo schema di decreto legislativo interviene in modo organico sul Codice penale, aggiornando e integrando la disciplina degli eco-delitti già presente nell’ordinamento.
Le modifiche sono finalizzate a rendere più puntuale la tipizzazione delle condotte penalmente rilevanti, così da ridurre le aree di incertezza applicativa, e ad adeguare il trattamento sanzionatorio alla gravità delle offese arrecate all’ambiente. In tal modo, il legislatore intende rafforzare l’efficacia della risposta penale, in coerenza con le indicazioni provenienti dalla normativa europea.
Inquinamento ambientale e tutela di ecosistemi e habitat
Particolare rilievo assume la revisione della fattispecie di inquinamento ambientale, che rafforza la tutela delle componenti ambientali e valorizza espressamente anche la protezione degli habitat.
La disciplina attribuisce specifica rilevanza sia agli effetti duraturi dell’inquinamento sia ai contesti ambientali di particolare pregio o vulnerabilità, evidenziando l’esigenza di una tutela più incisiva nei confronti di condotte idonee a compromettere in modo significativo e persistente l’equilibrio degli ecosistemi.
Nuove fattispecie penali ambientali
Il provvedimento introduce nuove ipotesi di reato volte a intercettare forme di illecito ambientale finora non adeguatamente presidiate.
In particolare, vengono previste fattispecie relative al commercio di prodotti inquinanti, alla produzione e al commercio di sostanze ozono-lesive e alle condotte illecite connesse ai gas a effetto serra.
Tali previsioni rispondono all’esigenza di colmare lacune normative e di sanzionare comportamenti che, pur collocandosi a monte della filiera produttiva e commerciale, sono in grado di generare effetti ambientali rilevanti.
Circostanze aggravanti e nozione di condotta abusiva
Il decreto rafforza inoltre il sistema delle circostanze aggravanti, ampliandone l’ambito applicativo, e fornisce un chiarimento della nozione di condotta abusiva, in linea con i criteri delineati dalla normativa europea.
È previsto, infine, un adeguamento complessivo del trattamento sanzionatorio, orientato ai principi di proporzionalità ed effettività, al fine di garantire una risposta penale adeguata alla gravità delle violazioni ambientali.
Responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001)
Estensione dei reati ambientali presupposto
Il provvedimento interviene in modo significativo sulla disciplina della responsabilità amministrativa degli enti, ampliando il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.
L’estensione riguarda, in particolare, le nuove fattispecie introdotte nel Codice penale in materia di tutela ambientale, che assumono rilievo anche ai fini della responsabilità di società, enti e associazioni, comprese quelle prive di personalità giuridica.
In tale ambito rientrano, tra l’altro, le condotte connesse al commercio di prodotti inquinanti e alle violazioni in materia di sostanze ozono-lesive e gas a effetto serra, rafforzando il collegamento tra tutela penale dell’ambiente e organizzazione dell’attività d’impresa.
L’ampliamento dei reati presupposto incide direttamente sui profili di governance e sulla gestione del rischio ambientale, imponendo una maggiore attenzione ai controlli interni e ai processi decisionali.
Adeguamento del sistema sanzionatorio
Contestualmente all’estensione dei reati presupposto, il decreto prevede un adeguamento della disciplina delle sanzioni applicabili agli enti, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed effettività.
L’intervento si inserisce in un quadro di rafforzamento della risposta sanzionatoria nei confronti delle persone giuridiche, anche attraverso l’aggiornamento dei limiti edittali e delle conseguenze applicabili in presenza di circostanze aggravanti.
L’obiettivo è potenziare la funzione preventiva del sistema delineato dal D.Lgs. 231/2001, valorizzando il ruolo dei modelli di organizzazione, gestione e controllo quali strumenti essenziali di presidio in ambito ambientale e di prevenzione dei comportamenti illeciti.
Coordinamento istituzionale e strumenti di contrasto
Il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale
Al fine di garantire una risposta più efficace e tempestiva ai reati ambientali, lo schema di decreto prevede l’istituzione, presso la Procura generale della Corte di cassazione, del Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale.
Ne fanno parte:
- il Procuratore generale presso la Corte di cassazione;
- i Procuratori generali presso le Corti d’appello;
- il Procuratore nazionale antimafia.
Cooperazione tra le autorità competenti
Il nuovo assetto istituzionale è finalizzato a migliorare il coordinamento tra le autorità giudiziarie coinvolte nella prevenzione e repressione dei reati ambientali, favorendo una più efficace circolazione delle informazioni e una maggiore omogeneità di intervento.
La Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali
Termini e aggiornamento della Strategia
Il decreto prevede che il Parlamento elabori e pubblichi, entro il 21 maggio 2027, la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali.
Il documento avrà carattere dinamico e sarà soggetto ad aggiornamento con cadenza triennale, al fine di adeguare gli indirizzi strategici all’evoluzione dei fenomeni di criminalità ambientale e alle esigenze di tutela dell’ambiente emerse nel tempo.
Contenuti della Strategia nazionale
La Strategia nazionale avrà natura programmatica e sarà finalizzata a definire gli obiettivi prioritari della politica nazionale in materia di contrasto ai reati ambientali, assicurando una visione coordinata e di lungo periodo.
Il documento sarà inoltre volto a valutare le risorse necessarie per l’attuazione delle misure previste e a promuovere iniziative dirette ad accrescere la consapevolezza pubblica sull’importanza della tutela dell’ambiente, rafforzando il coinvolgimento istituzionale e sociale nella prevenzione degli illeciti ambientali.
Profili di rischio penale e organizzativo
L’insieme delle modifiche introdotte dallo schema di decreto legislativo determina un ampliamento dei profili di rischio penale e organizzativo per imprese ed enti, in particolare per i settori caratterizzati da un impatto ambientale significativo o da processi produttivi complessi.
L’estensione delle fattispecie di reato e della responsabilità amministrativa degli enti comporta una maggiore esposizione a conseguenze sanzionatorie, incidendo direttamente sulla governance aziendale e sulla gestione dei rischi connessi alle attività ambientali.
Adeguamenti in ambito compliance e modelli 231
In tale contesto, assume rilievo l’esigenza di un adeguamento strutturato dei presidi di compliance. Le imprese sono chiamate ad aggiornare i modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del decreto legislativo n. 231/2001, tenendo conto delle nuove fattispecie ambientali rilevanti.
Risulta inoltre necessario rafforzare i sistemi di controllo interno e di gestione dei rischi ambientali, integrando in modo sistematico la compliance ambientale nei processi aziendali, al fine di prevenire condotte illecite e ridurre l’esposizione a responsabilità penali e amministrative.
Verso un rafforzamento strutturale della tutela penale dell’ambiente
Lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1203 rappresenta un intervento di portata sistemica nel quadro della tutela penale dell’ambiente.
Il rafforzamento delle fattispecie penali, l’ampliamento della responsabilità amministrativa degli enti e il potenziamento dei meccanismi di coordinamento istituzionale delineano un assetto più incisivo, coerente con le esigenze del diritto europeo e con le nuove sfide poste dalla criminalità ambientale. Il testo proseguirà ora il proprio iter parlamentare, in vista dell’approvazione definitiva entro i termini stabiliti dalla normativa dell’Unione europea.
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