Decreto fiscale in CDM: le novità in arrivo

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Il decreto fiscale atteso in Consiglio dei ministri segna la ripartenza del cantiere della riforma tributaria. Il provvedimento, in agenda per il 26 marzo 2026, rappresenta un primo tassello di un percorso più ampio che dovrebbe concludersi entro l’estate con il Codice unico fiscale, attualmente in lavorazione.

Accanto alle misure già definite, il Governo sta valutando ulteriori interventi che potrebbero confluire in un successivo decreto omnibus, con l’obiettivo di affinare le norme più critiche introdotte dalla Manovra.

Le misure certe del decreto fiscale

Il testo in arrivo al Cdm del 26 marzo 2026 parte da quattro interventi già annunciati dal Ministero dell’Economia, pensati per dare certezza agli operatori e risolvere alcune criticità applicative.

1 Stop temporaneo alla “tassa sui pacchi”

Tra le novità principali figura il rinvio al 30 giugno 2026 del contributo sui piccoli pacchi extra UE (fino a 150 euro).

La misura nasce dall’esigenza di consentire l’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle Dogane. Nel frattempo, resta sospesa la riscossione del contributo.

Il rinvio assume anche una valenza strategica: dal 1° luglio 2026 è previsto un dazio europeo uniforme, rendendo complessa la coesistenza con un prelievo nazionale.

2 Iva sulle permute: nuove regole dal 2026

Il decreto fiscale in approvazione chiarisce l’applicazione delle nuove norme sulla determinazione dell’imponibile IVA nelle operazioni di permuta:

  • per i contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, la base imponibile sarà calcolata sui costi complessivi;
  • per quelli precedenti, continuerà ad applicarsi il criterio del valore normale.

L’obiettivo è salvaguardare gli equilibri contrattuali già definiti prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina.

3 Iperammortamento: eliminata la clausola “Made in UE”

Uno degli interventi più rilevanti del decreto fiscale riguarda l’iperammortamento, con la rimozione del vincolo di provenienza geografica dei beni.

In base alla normativa vigente, infatti, l’agevolazione risultava limitata agli investimenti in beni prodotti all’interno dell’Unione europea o nei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo. Con il nuovo decreto, questo limite viene superato, consentendo alle imprese di accedere al beneficio indipendentemente dall’origine del bene acquistato.

L’eliminazione della clausola “Made in UE” amplia in modo significativo le possibilità di investimento, soprattutto in un contesto caratterizzato da:

  • tensioni nelle catene di approvvigionamento,
  • aumento dei costi energetici,
  • dinamiche commerciali influenzate da dazi e restrizioni internazionali.

Le imprese potranno quindi orientarsi verso soluzioni tecnologiche più competitive anche al di fuori del mercato europeo, senza perdere il diritto all’agevolazione fiscale.

La misura si applica agli investimenti effettuati:

  • dal 1° gennaio 2026 fino al 30 settembre 2028.

È prevista una maggiorazione del costo fino al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, confermando l’iperammortamento come uno degli strumenti più incisivi per sostenere la trasformazione tecnologica delle imprese.

L’intervento ha però un impatto significativo sui conti pubblici, stimato in circa 1,3 miliardi di euro, a conferma della centralità della misura nelle politiche industriali.

La modifica normativa è considerata essenziale anche per sbloccare il decreto attuativo atteso dai ministeri competenti.

Il ritardo nell’emanazione delle regole operative ha infatti contribuito a rallentare le decisioni di investimento, lasciando molte imprese in una fase di incertezza.

Con la rimozione della clausola e la definizione di un quadro più chiaro, l’obiettivo è:

  • accelerare la pianificazione degli investimenti,
  • favorire l’adozione di tecnologie avanzate,
  • rafforzare la competitività del sistema produttivo,

4 Ritenute agenzie di viaggio: slittamento al 1° maggio

Viene posticipata l’entrata in vigore della ritenuta del 23% sulle provvigioni per agenzie di viaggio e altri intermediari.

Il nuovo termine è fissato al 1° maggio 2026, concedendo più tempo per adeguare i sistemi contabili.

La base imponibile varia in funzione dell’organizzazione:

  • 50% della provvigione in assenza di dichiarazioni,
  • 20% se l’agenzia utilizza stabilmente dipendenti o collaboratori.

La misura resta comunque confermata, anche per l’impatto sul gettito fiscale.

Altre misure allo studio: dal buyback alla Pex

Oltre agli interventi già certi, il Governo sta valutando ulteriori correttivi che potrebbero entrare nel decreto o nel successivo provvedimento omnibus.

Buyback e incentivi al personale

Si lavora a una revisione della disciplina fiscale sull’acquisto di azioni proprie, con l’obiettivo di:

  • escludere da tassazione le operazioni senza effetti realizzativi;
  • intervenire sugli incentivi al personale, per i quali potrebbe essere necessaria una modifica normativa.

Participation exemption (Pex)

Allo studio anche modifiche alla participation exemption, dopo le restrizioni introdotte dalla Manovra.

Le possibili correzioni riguardano:

  • partecipazioni sotto la soglia del 5% o 500 mila euro;
  • partecipazioni indirette in società di persone.

Rottamazione quater: possibile riapertura

Tra le ipotesi sul tavolo torna la riapertura della rottamazione quater per i contribuenti decaduti per mancato pagamento entro novembre 2025.

La misura, non approvata in precedenza, potrebbe essere recuperata in un prossimo intervento normativo.

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