Ambiente, via libera al decreto: stretta penale sugli eco-reati
Pubblicato il 22 aprile 2026
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Il Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2026 ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1203, relativa alla tutela penale dell’ambiente.
L’intervento normativo si inserisce nel processo di armonizzazione europea della disciplina degli eco-reati e sostituisce le precedenti direttive europee.
Il comunicato governativo evidenzia alcune modifiche rilevanti introdotte a seguito dei pareri parlamentari, con particolare riferimento al coordinamento investigativo, all’estensione della responsabilità penale e alla rimodulazione delle sanzioni.
Rafforzamento del coordinamento nazionale contro la criminalità ambientale
Uno degli interventi più significativi riguarda il Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, istituito presso la Procura generale della Corte di cassazione.
In sede di esame definitivo, il decreto prevede un rafforzamento operativo del Sistema, stabilendo che:
- il Procuratore generale presso la Corte di cassazione possa avvalersi della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri;
Tale supporto è finalizzato a migliorare l’efficacia delle indagini e il coordinamento tra autorità giudiziarie e forze di polizia.
La previsione si inserisce in un quadro più ampio di potenziamento degli strumenti di contrasto alla criminalità ambientale, anche alla luce della crescente complessità delle condotte illecite, spesso caratterizzate da dimensione organizzata e transnazionale.
Estensione della responsabilità penale per eventi lesivi
Il decreto introduce una estensione della responsabilità penale per morte o lesioni personali, includendo anche le ipotesi derivanti dal:
- commercio di prodotti inquinanti.
Tale previsione amplia il perimetro applicativo della responsabilità rispetto alle sole condotte di inquinamento diretto, ricomprendendo anche attività economiche che, pur non incidendo immediatamente sull’ambiente, possono generare effetti dannosi sulla salute umana.
In linea con l’impostazione della direttiva europea, l’intervento normativo valorizza il ruolo della filiera commerciale, attribuendo rilevanza penale anche a condotte indirette ma causalmente collegate all’evento lesivo.
In questo contesto, il decreto si coordina con l’introduzione – già delineata in sede preliminare – di specifiche fattispecie incriminatrici relative alla commercializzazione di prodotti inquinanti e di sostanze dannose per l’ambiente, rafforzando il presidio sanzionatorio lungo l’intero ciclo economico.
Rimodulazione delle sanzioni in materia di gestione dei rifiuti
Ulteriore intervento di rilievo concerne la disciplina della gestione non autorizzata di rifiuti, per la quale viene introdotta una distinzione sanzionatoria basata sulla pericolosità dei rifiuti.
In particolare, il sistema sanzionatorio prevede:
- ammenda a partire da 2.000 euro;
- pena detentiva fino a tre anni.
La graduazione delle sanzioni in funzione della natura dei rifiuti consente una maggiore proporzionalità della risposta penale, in coerenza con i principi europei di effettività, dissuasività e adeguatezza.
Tale impostazione appare coerente con l’evoluzione normativa che tende a differenziare il trattamento delle condotte in relazione al rischio ambientale concreto, con particolare attenzione ai rifiuti pericolosi.
Profili sistematici della riforma
Il decreto legislativo, come emerge dal comunicato del 21 aprile 2026, si caratterizza per un approccio mirato a:
- rafforzare l’efficacia investigativa, attraverso il potenziamento del coordinamento istituzionale;
- ampliare la responsabilità penale, includendo condotte indirette connesse al commercio di prodotti inquinanti;
- rendere più proporzionato il sistema sanzionatorio, in particolare nel settore della gestione dei rifiuti.
Sebbene il comunicato definitivo non riprenda in modo analitico tutte le disposizioni già illustrate in sede preliminare, il quadro normativo complessivo evidenzia un ampliamento delle fattispecie di reato ambientale e un rafforzamento degli strumenti di repressione, anche in relazione alla responsabilità degli operatori economici.
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