Infortuni in itinere, Consulenti del Lavoro: rischio stradale nel DVR

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Includere il rischio stradale nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), al fine di adeguare le misure di tutela a un contesto lavorativo sempre più caratterizzato da rischi esterni ai luoghi aziendali tradizionali: è la proposta avanzata dai Consulenti del Lavoro alla luce delle evidenze emerse dal focus della Fondazione Studi L’incidentalità in itinere – Dati e tendenze”.

Come evidenziato nel comunicato stampa del 23 aprile 2026, negli ultimi anni, il sistema della sicurezza sul lavoro ha registrato un miglioramento significativo per quanto riguarda gli infortuni in occasione di lavoro. Tuttavia, parallelamente, si osserva una dinamica opposta per gli infortuni in itinere, che assumono un peso crescente nel quadro complessivo della prevenzione.

Tra il 2022 e il 2024 tali eventi sono aumentati dell’8,8%, superando quota 103.000 casi, con un’ulteriore crescita nel 2025 secondo dati provvisori. Si tratta di un segnale che evidenzia come il rischio lavorativo si stia progressivamente spostando verso la dimensione della mobilità quotidiana.

Dati territoriali: Roma e le grandi città in prima linea

L’analisi territoriale evidenzia una forte concentrazione del fenomeno nelle grandi aree urbane. In particolare:

  • Roma registra 9.444 infortuni in itinere nel 2024;
  • nel triennio 2022-2024 si contano 86 decessi, pari al 35,5% delle morti sul lavoro nella provincia;
  • seguono Milano, Firenze, Genova e Torino, con incidenze rilevanti sul totale degli infortuni.

A livello regionale:

  • il Lazio presenta la più alta incidenza complessiva (26%);
  • il Veneto registra il valore più elevato in termini di incidenza dei casi mortali.

Questi dati confermano la crescente rilevanza del rischio legato agli spostamenti casa-lavoro nel bilancio complessivo della sicurezza.

Cause dell’incidentalità: mobilità, stress e fattori demografici

Il fenomeno degli infortuni in itinere è determinato da una pluralità di fattori strutturali:

  • elevata frequenza degli spostamenti: oltre il 57% dei lavoratori si sposta 5 giorni a settimana;
  • limitato ricorso allo smart working: circa l’80% degli occupati lavora sempre in presenza (solo il 21%, laddove in Europa il lavoro da casa è molto più diffuso. Ha tale possibilità il 34% degli occupati: l’11% lavora spesso da casa);
  • durata del tragitto: oltre il 28% impiega più di 30 minuti al giorno;
  • uso prevalente del mezzo privato: il 62,9% utilizza l’auto;
  • stress e affaticamento legati al pendolarismo;
  • invecchiamento della forza lavoro: gli over 55 rappresentano circa il 34% delle vittime.

Tali elementi dimostrano che il rischio in itinere non è esclusivamente legato alla sicurezza stradale, ma anche all’organizzazione del lavoro e alle condizioni socio-demografiche.

DVR e rischio stradale: implicazioni per i datori di lavoro

Il quadro delineato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia la necessità di superare una visione tradizionale della sicurezza sul lavoro, limitata ai luoghi fisici dell’azienda.

L’inclusione del rischio stradale nel DVR e nel perimetro applicativo del D.Lgs. n. 81/2008 rappresenta:

  • un adeguamento necessario all’evoluzione del lavoro;
  • uno strumento di prevenzione più completo;
  • una leva strategica per ridurre l’incidenza degli infortuni complessivi.

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